L'energia nucleare nel contesto di un futuro piano energetico nazionale
di Roberto Caciuffo
27 maggio 2026
Tema
Che la politica riprenda in considerazione il nucleare come sorgente primaria di energia è un'ottima cosa, purché gli obiettivi siano concreti e basati su una conoscenza approfondita dei problemi che il nucleare comporta. La tecnologia di terza generazione, come quella dell’EPR+, è sicura, affidabile e matura. La costruzione di un reattore EPR, tuttavia, ha richiesto circa 15 anni in Francia e in Finlandia, dove pure esiste un'industria nucleare operativa. Dubito che in Italia ci vorrebbe meno tempo; probabilmente passerebbero 15 anni solo per scegliere il sito. Per avere un impatto significativo bisognerebbe produrre almeno il 20% del fabbisogno elettrico nazionale, il che significa costruire 6-7 reattori, a seconda di quale sarà il fabbisogno nel periodo 2040-2050. Il costo di costruzione sarebbe di 60-70 miliardi di euro, cifra alla quale bisognerebbe aggiungere i costi finanziari. Per farsi un’idea, Flamanville 3, entrato in funzione in Francia l’anno scorso, è costato 25 miliardi. Molto più promettente è, invece, l’applicazione dei cosiddetti Piccoli Reattori Modulari (SMR) in diverse situazioni. A Torino, Newcleo sta facendo passi da gigante nella progettazione di un reattore di questo tipo. Un SMR viene costruito in fabbrica e trasportato nel luogo in cui sarà utilizzato; ha una potenza limitata, dell’ordine di 100-300 MW termici (un EPR+ ha una potenza elettrica di circa 1600 MW e una potenza termica superiore a 4000 MW). L’aspetto più interessante è che, mentre in un EPR il combustibile deve essere parzialmente sostituito ogni 18-24 mesi, alcuni SMR avanzati sono progettati per funzionare per decenni senza richiedere interventi sul combustibile. A fine ciclo, l'intero modulo torna in fabbrica per essere gestito e smantellato.
Soluzione
Questi reattori potrebbero trovare applicazione in tre ambiti principali: 1) Decarbonizzazione dell’industria siderurgica. I problemi ambientali causati dall’ex ILVA di Taranto sono ben noti: inquinamento locale (particolato, solfuri, ecc.) e inquinamento globale (emissioni di CO2). Il problema della produzione dell'acciaio risiede nel fatto che la materia prima è il ferro metallico, che in natura si trova però sotto forma di ossidi. Per trasformare un ossido in metallo si usa un processo chiamato carbo-riduzione: si prepara un combustibile artificiale chiamato coke a partire dal carbone minerale, dopo averlo privato delle impurità. Il coke viene poi utilizzato per trasformare gli ossidi di ferro in metallo. La produzione di coke è altamente inquinante e il processo di carbo-riduzione comporta massicce emissioni di CO2. La soluzione nucleare consisterebbe nel generare idrogeno per mezzo del vapore ad alta temperatura prodotto da un SMR, per poi sostituire il coke con l’idrogeno per produrre ferro metallico. A Taranto basterebbe un SMR, interrato a grande profondità, per produrre l’idrogeno necessario al trattamento della materia prima. Niente particolato, niente CO2. 2) Riscaldamento urbano. Alcuni quartieri di Torino usano il teleriscaldamento, con l’acqua calda prodotta da un termovalorizzatore o da centrali a gas. L’acqua calda per riscaldare la città potrebbe essere prodotta da un SMR interrato sotto una piazza. Si risolverebbe il problema del particolato (inquinamento locale) senza dover affrontare un efficientamento energetico radicale del patrimonio edilizio, un'operazione piuttosto difficile per i centri storici della maggior parte delle città europee e che richiede una capacità industriale che non abbiamo (pensate a cosa ha provocato il Bonus 110%). 3) Produzione di energia per le grandi banche dati. Il consumo di energia dei Data Centre è molto alto, eppure queste infrastrutture diventeranno sempre più importanti in futuro. L'Italia potrebbe costruire un mega Data Centre alimentato da un reattore nucleare modulare dedicato. Il Piemonte potrebbe offrire un sito ideale per una tale infrastruttura nell'area della centrale nucleare di Trino Vercellese. A un politico che volesse far ripartire il nucleare in Italia consiglierei di puntare su queste tre opzioni, anche se la seconda potrebbe essere di difficile attuazione immediata, a causa di una prevedibile ostilità dell'opinione pubblica a una soluzione del genere.
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