Protocollo di protezione per le vittime di racket tramite equiparazione a informatore
di Riccardo Pagliettini
29 agosto 2026
Tema
Il racket rappresenta un reato continuato che espone le vittime a ritorsioni immediate e devastanti, rendendo la denuncia un atto di estremo pericolo personale. Attualmente, il sistema costringe la vittima a esporsi come testimone unico fin dal primo momento, trasformandola nel bersaglio principale della criminalità organizzata. Questa dinamica scoraggia la collaborazione con la giustizia, poiché il peso della prova ricade interamente sulle spalle di chi subisce l'estorsione. È necessario superare questa fragilità strutturale, riconoscendo che la paura di ritorsioni non è solo un timore psicologico, ma un ostacolo oggettivo che impedisce il corretto funzionamento della legalità sul territorio.
Soluzione
Si propone l'istituzione di un protocollo nazionale che equipari formalmente la vittima di racket a un informatore nelle fasi iniziali dell'indagine, evitando la verbalizzazione immediata come testimone. Questo approccio permette alle forze dell'ordine di avviare indagini tecniche e finanziarie che, coinvolgendo una pluralità di vittime, rendono l'identità del primo segnalante indistinguibile all'interno dell'impianto accusatorio. Lo Stato dovrà farsi carico di garantire a questi soggetti le tutele previste per i testimoni a rischio qualora la loro identità dovesse emergere durante il procedimento. Tale meccanismo sposta il baricentro dell'accusa dalla testimonianza singola alla solidità delle prove investigative, garantendo una protezione reale e duratura a chi sceglie di rompere il silenzio.
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