Capitale di Autonomia per Tutti. Dalla nascita alla pensione, perche' il capitale smetta di essere privilegio
di Umberto marengo
21 luglio 2026
Tema
LA RICCHEZZA SI ACCUMULA SOLO DOVE C'È GIÀ. In Italia il capitale cresce, i salari no. Chi 25 anni fa ha potuto investire 100 euro nel mercato azionario globale si trova oggi con 430 euro. Nello stesso periodo, i salari non hanno nemmeno tenuto il passo con il costo della vita. I salari nominali lordi medi in Italia sono passati da poco sopra ventuno a trentadue mila euro (+56%), una crescita quasi dieci punti percentuali in meno dell’inflazione. Nel frattempo la ricchezza si concentra in una nuova oligarchia, mentre lo Stato continua a tassare principalmente il lavoro. Nel 2000 le prime dieci aziende al mondo per capitalizzazione valevano 3,3 trilioni di dollari, circa il 10% del PIL mondiale. Oggi ne valgono 30 trilioni: il 25% di tutta la ricchezza prodotta nel mondo. Questo è anche il risultato di un grande successo tecnologico, ma queste risorse vengono in larga parte dalla capacità di monetizzare il tempo e l'attenzione di tutti noi. Con la rivoluzione dell'intelligenza artificiale, il nostro sistema fiscale — costruito sul tassare il lavoro — rischia di diventare sempre più inadeguato. Non si può poi vivere aspettando una pensione a settant'anni. Chi lavora oggi arriverà alla pensione con un assegno che in molti casi sarà meno della metà dell'ultimo stipendio netto, spesso sotto i duemila euro al mese. Vogliamo un modello sociale diverso: uno che dia più scelta e più libertà, che permetta di ridurre il carico di lavoro negli ultimi anni, di fermarsi prima, di cambiare. Si può fare, ma bisogna costruire le condizioni da subito. A questo si aggiunge una quasi totale assenza di educazione finanziaria. L'Italia è tra i paesi europei con i livelli più bassi di alfabetizzazione finanziaria, e i giovani non hanno gli strumenti per costruire ricchezza nel tempo. I fondi pensione italiani, nella maggior parte dei casi, rendono meno di strumenti più semplici e costano di più.
Soluzione
UN CAPITALE DI AUTONOMIA PER TUTTI E TUTTE. Un fondo d'investimento personale, dalla nascita all'educazione fino alla pensione, finanziato anche dai proventi pubblicitari delle big tech. Perché il capitale smetta di essere un privilegio. Ogni minore con famiglia residente in Italia da almeno tre anni viene iscritto automaticamente al Fondo Capitale di Autonomia al momento della registrazione all'anagrafe. Lo Stato versa subito una dotazione una tantum: sei mesi di assegno unico alla nascita (circa 1.000 euro), che scende progressivamente a tre mesi per i sedicenni (circa 500 euro). I versamenti familiari sono volontari, fino a 160 euro al mese, deducibili al 100% per le famiglie con imponibile IRPEF combinato inferiore a 150.000 euro. Per facilitare l'adesione, 40 euro vengono trattenuti automaticamente dallo stipendio di ciascun genitore, naturalmente con possibilità di recedere. I rendimenti (plusvalenze, dividendi) sono esenti da imposte. La scelta del fondo è libera, purché almeno il 50% sia investito in Europa. Chi non sceglie viene automaticamente indirizzato su un ETF azionario europeo dedicato, offerto da Poste Italiane con costi inferiori all'1%. Dal compimento dei 18 anni i titolari possono continuare a versare alle stesse condizioni fino ai 60. L'accesso al capitale avviene in due momenti. Tra i 18 e i 30 anni è possibile ritirare fino al 50% del capitale accumulato, esente da imposte, per spese di istruzione o formazione professionale. A 60 anni il capitale restante è accessibile liberamente, alle condizioni degli attuali fondi pensione complementari. Il costo a regime, limitata ai nuovi nati, è di circa 350 milioni di euro l'anno (circa +2% sul costo dell'assegno unico). Se estesa a tutti i minori sotto i 16 anni, il costo complessivo è di circa 6 miliardi, distribuibili su più anni in base alle disponibilità di bilancio. I fondi possono anche essere alimentati dai PROVENTI DELLA DIGITAL TAX sui ricavi pubblicitari online delle grandi piattaforme. L'Italia ha incassato 630 milioni nel 2025 (erano 400 solo due anni prima). Distribuiti equamente tra i minori sotto i 16 anni, fanno circa 8o euro l'anno per conto — una cifra destinata a crescere. Versando 160 euro al mese dalla nascita, con la dotazione statale e un digital dividend (80 euro l'anno, una stima conservativa), il fondo raggiungerebbe circa 760.000 euro a 60 anni, a fronte di 117.000 euro versati.
Punteggio
6
Posizione in classifica
#972 di 1426 proposte
#53 di 90 proposte su Welfare
Scrivi in privato al proponente
Il tuo messaggio sarà inviato via email al proponente. Non comparirà in alcun thread pubblico.
Eventi collegati
Organizza un eventoNessun evento organizzato ancora. Vuoi essere il primo?