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Capacità digitale: un nuovo istituto giuridico per l’autonomia e la protezione dei minori sui social

di Filippo Attanasio

27 agosto 2026

Capacità digitaleminorisocial networkinternetresponsabilità

Tema

Viviamo sempre più una parte significativa della nostra vita nell’ambiente digitale. Per i più giovani, in particolare, social network e piattaforme online non rappresentano soltanto strumenti di intrattenimento, ma luoghi nei quali si costruiscono relazioni, si comunica, ci si informa e si forma la propria identità. Il diritto italiano, tuttavia, non dispone ancora di una disciplina organica dell’autonomia del minore nell’ambiente digitale. La presente proposta intende colmare tale lacuna introducendo nell’ordinamento italiano la nozione di capacità digitale, intesa quale forma speciale e settoriale di capacità di autodeterminazione della persona nell’ambiente digitale. Un primo passo è già stato compiuto dal legislatore attraverso la normativa sulla protezione dei dati personali. Il GDPR consente agli Stati membri di stabilire l’età alla quale un minore può prestare autonomamente il proprio consenso al trattamento dei dati personali per i servizi della società dell’informazione. L’Italia ha fissato tale soglia a 14 anni: sotto questa età è necessario il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale. Questa scelta, tuttavia, riguarda esclusivamente il consenso al trattamento dei dati personali e non costituisce una vera e propria capacità digitale. È necessario compiere un passo ulteriore. L’ambiente digitale è ormai una dimensione della vita personale e sociale e, come tale, richiede un riconoscimento giuridico della progressiva autonomia del minore. Allo stesso tempo, la particolare vulnerabilità dei più giovani impone che tale autonomia sia accompagnata da adeguati strumenti di protezione. Le esperienze internazionali mostrano la difficoltà di individuare un equilibrio. La Francia ha tentato di introdurre una soglia di accesso ai social network fissata a 15 anni, ma il modello basato sul divieto generalizzato si è scontrato con rilevanti questioni di proporzionalità, libertà di comunicazione e tutela della privacy. L’Australia ha invece scelto una soglia più elevata, vietando agli under 16 di creare o mantenere account sulle piattaforme soggette alla disciplina e ponendo soprattutto sui gestori delle piattaforme la responsabilità di impedire l’accesso ai minori. Anche nel Regno Unito si dibatte sul tema, prendendo come riferimento il modello australiano. L’Italia può seguire una terza strada. L’introduzione di un nuovo istituto giuridico che riconosca una capacità digitale progressiva all’individuo.

Soluzione

La proposta introduce nell’ordinamento italiano il concetto di capacità digitale, definendola come una forma speciale e settoriale di autodeterminazione della persona nell’ambiente digitale. La capacità digitale non modifica la maggiore età e non coincide con la capacità di agire prevista dal Codice civile. Ma si ispira concettualmente a tale istituto. Viene individuata una progressione in tre fasi: 0–13 anni: protezione Il minore non ha ancora una capacità digitale autonoma. L’accesso ai social network non è possibile, salvo eccezioni nell’ambito della responsabilità genitoriale e/o di chi la esercita. 14–17 anni: autonomia digitale Al compimento dei 14 anni il minore acquisisce una capacità digitale autonoma. Può quindi creare e gestire un proprio account sui social network e compiere autonomamente le scelte relative alla propria esperienza digitale, pur beneficiando di specifiche tutele rafforzate in continuità con quelle attualmente previste dall’ordinamento italiano ed europeo. 18 anni: piena autonomia Con il raggiungimento della maggiore età cessano le specifiche limitazioni previste per i minori. Il riconoscimento di questa nuova capacità deve tuttavia essere accompagnato da un sistema organico di protezione, sanzioni, educazione e responsabilizzazione. La tutela del minore non può essere infatti affidata esclusivamente alle piattaforme digitali, né può essere risolta attraverso il solo controllo genitoriale. Le piattaforme devono essere sottoposte a obblighi specifici in materia di sicurezza, privacy e protezione dei minori, compresa l’adozione di sistemi proporzionati di verifica dell’età. I genitori devono essere messi nelle condizioni di accompagnare il minore nel percorso di crescita digitale, nel rispetto della sua progressiva autonomia. Il minore, a sua volta, deve essere informato e responsabilizzato rispetto alle proprie scelte e ai rischi dell’ambiente digitale. In questo quadro assume un ruolo centrale l’educazione digitale, che deve essere considerata parte integrante della stessa capacità digitale. La scuola deve diventare uno dei luoghi principali nei quali costruire questa consapevolezza, attraverso un percorso educativo strutturato e progressivo, adeguato alle diverse fasce d’età. La proposta mira quindi a superare l’attuale impostazione settoriale, trasformando questo primo nucleo di autonomia in un vero e proprio istituto giuridico autonomo e più ampio, che riconosca la progressiva capacità del minore di autodeterminarsi.

Punteggio

183

Posizione in classifica

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