Spazio Idee
Cultura

Stop all’occupazione Partitica degli spazi e dei beni comuni

di Francesco Rizzo

11 aprile 2026

CulturaMeritoTrasparenzaIndipendenzaRestanza

Tema

Mi chiamo Francesco Rizzo, sono un filosofo prestato alla politica. O forse, più correttamente, un cittadino che ha deciso di applicare il rigore della ricerca speculativa alla gestione del bene comune. Il mio percorso non nasce negli uffici, ma tra la polvere di oltre duecentocinquanta eventi culturali organizzati sul territorio. Attraverso il centro Hosàytos, ho cercato di trasformare la mia terra in un cantiere di pensiero, credendo che la cultura fosse un terreno neutro e inviolabile. Mi sbagliavo. Ho vissuto sulla mia pelle la degenerazione del dibattito locale: finché la mia attività era funzionale alla maggioranza, era un vanto; quando ho scelto di esercitare la mia indipendenza critica — la stessa che mi ha portato a difendere le mie idee nel referendum del 2026 — sono stato additato come un "traditore". Traditore di chi? Di un apparato che pretende obbedienza cieca o di una logica di clan che vede gli spazi pubblici non come beni comuni, ma come fortini da presidiare per "marcare il territorio"? Dall’opposizione, continuare a fare cultura è stato letto come un atto di insubordinazione. Io non ho tradito: ho scelto la "restanza", ovvero il diritto di restare nella mia terra senza dover chiedere il "permesso" al potente di turno per produrre pensiero. Il problema è sistemico: in troppi comuni la cultura è usata come arma di ricatto. Se sei "dei nostri" le porte si aprono; se osi dissentire, ti vengono tolte le chiavi. È un meccanismo che soffoca il talento e desertifica il pluralismo. Approdo a Italia Viva per disaccoppiare moralmente la cultura dalla politica partitica, affinché la "didattica speculativa" torni a essere respirabile e libera dai ricatti dei "soldati" di fazione.

Soluzione

La soluzione che propongo è una riforma strutturale ispirata alla lezione di serietà istituzionale di Mario Draghi: smettere di considerare la politica come occupazione di spazi e iniziare a vederla come creazione di opportunità basata su regole certe. Come Draghi ha dimostrato, la credibilità si costruisce sulla trasparenza dei processi e sul merito, eliminando le rendite di posizione. Propongo l’adozione di un "Protocollo Trasparenza Cultura" basato su tre pilastri: Oggettivazione del Diritto all'Accesso: Istituzione di regolamenti comunali che vincolino la concessione di spazi e patrocini a criteri tecnici oggettivi (valore scientifico, storicità dell'associazione, impatto sociale). La concessione deve diventare un atto dovuto in presenza di requisiti, togliendo alla Giunta il potere di "veto ideologico". Digitalizzazione e Accountability: Creazione di una piattaforma pubblica — il "Cruscotto della Trasparenza" — dove ogni richiesta, concessione o diniego sia tracciabile online in tempo reale. La trasparenza, come metodo Draghi insegna, è il miglior antidoto alla cattiva amministrazione. Decoupling Morale e Incompatibilità: Divieto di patrocini onerosi o contributi ad associazioni i cui organi direttivi coincidano con cariche politiche attive nell'amministrazione. Questo recide il cordone ombelicale tra associazionismo e clientelismo. L'impatto atteso è una bonifica democratica dei territori: passare dalla politica dell'appartenenza alla politica del risultato. Proteggere la libertà intellettuale significa garantire che la cultura sia di tutti, restituendo dignità a chi, come me, crede che il merito valga più di una tessera di partito.

Punteggio

18

Posizione in classifica

#452 di 1426 proposte

#14 di 46 proposte su Cultura

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