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Il Welfare che non va - Prevenzione delle prestazioni previdenziali ed assistenziali indebite, legate al reddito

di Luciano Busacca

27 maggio 2026

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Tema

1. Premessa Il welfare italiano è schiacciato da tre fattori: meno nascite, più anni di vita, e basso tasso di occupazione, soprattutto di giovani e donne. Con 1,42 lavoratori per ogni pensione, non possiamo permetterci sprechi di risorse. Eppure ogni anno oltre 7 milioni di persone – titolari di pensioni integrate al minimo, maggiorazioni sociali, quattordicesima, assegni sociali, invalidità civile (tutte prestazioni legate al reddito)– entrano in un meccanismo di verifica che produce sistematicamente indebiti. Nel 2024, l’INPS ha accertato oltre 2,4 miliardi di euro di indebiti. Di questi, oltre 800 milioni (un terzo) nascono da errori o ritardi nella verifica reddituale. In Abruzzo, caso studio, il 33,6% degli indebiti è dichiaratamente reddituale, ma un altro 46% è classificato con causale generica: è probabile, dunque, che la quota reale di indebiti connessi al reddito sia molto più alta. 2. Le criticità di partenza (non sono errori umani, sono difetti di disegno) • Il documento individua due nodi strutturali: 2.1 Disomogeneità delle regole Sette prestazioni diverse usano cinque tipologie diverse di “reddito rilevante” che fanno riferimento ai redditi di componenti diversi del nucleo familiare (titolare, coniuge, o altri componenti del nucleo familiar). Esempio concreto: • I redditi a tassazione separata (arretrati, buonuscite) contano per le maggiorazioni sociali (L.544/88 e L.388/00), ma non contano per l’integrazione al minimo né per la quattordicesima; • Il reddito della prima casa o i gettoni di presenza sono irrilevanti sul piano economico, ma per certe prestazioni sono comunque rilevanti; • Interessi bancari, pensioni estere, rendite non compaiono nel 730: l’INPS non può prenderli dal Fisco. Risultato: il cittadino deve fare due dichiarazioni parallele – quella fiscale e il modello RED all’INPS – con linguaggi diversi. L’Istituto, a sua volta, deve ricostruire redditi che non ha, con istruttorie costose e lente. 2.2 Disallineamento temporale Oggi la prestazione viene liquidata con riferimento alla data della domanda sulla base del reddito dell’anno in corso, “dichiarato in via presuntiva”. Il dato vero arriva dall’Agenzia delle Entrate solo 18-24 mesi dopo, e la verifica INPS si chiude spesso a 3-5 anni di distanza (la campagna RED 2021, per esempio, è stata definita nel 2025).

Soluzione

In quel lasso di tempo l’indebito si accumula mese dopo mese. Quando l’Istituto lo scopre, deve recuperare somme importanti da persone spesso incapienti, generando contenzioso, rateizzazioni, spese legali e sfiducia. 3. Perchè non basta una riforma “di sistema” La soluzione ideale sarebbe un indicatore unico (un isee dedicato) per tutte le prestazioni. Ma richiederebbe forse una legge delega ed anni di attuazione e probabilmente incontrerebbe una forte opposizione politica e sindacale. Serve invece un intervento “dentro” le regole attuali, immediatamente operativo e a costo zero. 4. La proposta in quattro mosse 1. Pulizia normativa: si fissano quali sono le tipologie di reddito rilevante all’interno di un quadro normativo unitario, riassumendo quelli vigenti, abrogando contestualmente le norme sparse e frammentarie ed escludendo dal computo i redditi di scarsa rilevanza. 2. Dichiarazione unica: si inserisce nel 730 e nel modello Redditi una sezione “dati previdenziali” che sostituisce il RED. L’obbligo dichiarativo vale per tutti i beneficiari entro il 31 luglio dell’anno successive, a prescindere dal loro reddito. 3. Sospensione condizionata: chi non dichiara vede sospesa la prestazione fino all’adempimento, poi riceve gli arretrati senza interessi. 4. Nuovo anno convenzionale di erogazione: la prestazione non segue più l’anno solare ma va dal 1° settembre al 31 agosto, agganciata ai redditi dell’anno solare precedente già certificati. Grazie all’interoperabilità, l’INPS li riceve a luglio e può ricalcolare in tempo reale. La prestazione, in fase di prima liquidazione, sarà comunque erogata – come oggi avviene – sulla base del reddito dichiarato in via presuntiva all’atto della domanda. Il beneficio di questo riallineamento sarebbe quello di ridurre l’indebito potenziale al solo periodo che va dalla data di 1^ liquidazione al 31 agosto del primo anno. Per gli anni successivi, non ci sarebbe più alcun indebito. 5. Cosa cambierebbe concretamente • L’indebito non si forma più per anni, ma al massimo per i mesi tra prima liquidazione e il 31 agosto successivo. Dal secondo anno è strutturalmente azzerato. • Il cittadino fa un solo adempimento; l’Amministrazione lavora su dati certi. • Si liberano oltre 800 milioni di prestazioni indebite più circa 150 milioni di costi di recupero e contenzioso, risorse riallocabili senza aumentare tasse o contributi

Punteggio

13

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