Salario minimo regionale con competenza alle Regioni
di Francesco Armillei
20 agosto 2026
Tema
In Italia avere un lavoro non basta sempre per evitare la povertà. Secondo gli ultimi dati Istat, oltre un occupato su dieci è a rischio di povertà. È il segnale di un problema salariale che la sola contrattazione collettiva, pur rimanendo fondamentale, non riesce sempre a risolvere. Un salario minimo legale può offrire una tutela universale sotto la quale nessun rapporto di lavoro dovrebbe poter scendere. Ma un salario minimo identico in tutta Italia presenta un problema: il nostro è un Paese caratterizzato da enormi differenze territoriali nei salari, nella produttività, nel costo della vita e nelle condizioni dei mercati del lavoro. La stessa soglia può quindi risultare troppo bassa nelle aree dove i salari sono più elevati e, contemporaneamente, molto più vincolante nelle aree caratterizzate da salari e produttività inferiori. Questo rende difficile individuare un unico valore nazionale che garantisca una protezione significativa ai lavoratori senza produrre effetti indesiderati sull'occupazione nelle economie locali più fragili. Non è però necessario scegliere tra un salario minimo uguale ovunque e l'assenza di una tutela legale. In altri Paesi diversi livelli di governo possono stabilire soglie differenti: negli Stati Uniti, per esempio, al salario minimo federale si sovrappongono quelli degli Stati e, in molti casi, quelli delle singole città. Possiamo applicare lo stesso principio all'Italia, adattandolo alle nostre istituzioni.
Soluzione
Propongo di introdurre un salario minimo legale nazionale accompagnato dalla possibilità per ogni Regione di fissare una soglia più elevata. Lo Stato stabilirebbe un pavimento salariale valido per tutti i lavoratori italiani, non derogabile al ribasso e complementare alla contrattazione collettiva. I contratti collettivi continuerebbero naturalmente a poter prevedere retribuzioni superiori. A partire da questo livello nazionale, ogni Regione avrebbe però la facoltà — esclusivamente al rialzo — di determinare un proprio salario minimo. La soglia regionale non dovrebbe essere stabilita automaticamente da una formula decisa a Roma. La decisione dovrebbe nascere dal territorio attraverso una commissione regionale composta dalle parti sociali e dalle istituzioni regionali, sulla base di indicatori pubblici come il salario mediano locale, il costo della vita, la produttività e le condizioni del mercato del lavoro. Il 60% del salario mediano orario regionale potrebbe costituire un importante valore di riferimento nella discussione, senza trasformarsi necessariamente in un automatismo. Il sistema avrebbe così due livelli di tutela: 1. un pavimento nazionale, che garantisce che nessun lavoratore in Italia venga pagato al di sotto di una soglia minima; 2. un'integrazione regionale, che permette di innalzare quella tutela dove salari e costo della vita rendono insufficiente il livello nazionale. Una struttura di questo tipo permetterebbe di adattare meglio l'intensità del salario minimo alle diverse economie locali. Eviterebbe che la soglia nazionale sia troppo bassa per incidere nelle regioni più ricche oppure eccessivamente vincolante nelle aree con salari più bassi. Il salario minimo diventerebbe così una vera rete di protezione nazionale, ma abbastanza flessibile da riconoscere una realtà evidente: il mercato del lavoro italiano non è uguale da Bolzano a Palermo.
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