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IRAP "rottamata" fino a 15 milioni di euro di fatturato

di Italia Viva Germania

29 aprile 2026

IRAPPMISemplificazionefiscooccupazione

Tema

L’attuale struttura dell'IRAP presenta un limite sistemico: tassa il valore della produzione anziché l’utile. Questo implica che un’impresa è tenuta a pagare imposte anche in assenza di redditività. Il risultato è una distorsione economica rilevante: si penalizza la capacità produttiva, non la capacità contributiva. Questa impostazione colpisce in modo sproporzionato le imprese labour-intensive e a bassa marginalità, che rappresentano una parte significativa del tessuto economico italiano. In particolare, le piccole e medie imprese – che secondo dati ISTAT sono responsabili di oltre metà del valore aggiunto generato dalle imprese italiane – risultano maggiormente esposte, poiché operano con margini ridotti e maggiore incidenza del lavoro. L’IRAP diventa quindi, di fatto, un disincentivo all’occupazione e alla crescita dimensionale. A ciò si aggiunge un problema di complessità amministrativa: l’IRAP richiede una dichiarazione separata rispetto alla IRES, con regole di calcolo differenti. Questo genera costi di compliance, duplicazioni e inefficienze senza un corrispondente beneficio in termini di equità del sistema. Il problema affrontato è dunque triplice: distorsione economica, penalizzazione delle PMI e complessità fiscale. Intervenire su questo punto significa agire contemporaneamente su competitività, occupazione e semplificazione del sistema tributario.

Soluzione

Si propone una riforma dell’IRAP basata su un meccanismo progressivo legato al fatturato, con l’obiettivo di ridurre il carico fiscale sulle PMI senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici. La misura introduce un’esenzione totale per le imprese fino a 15 milioni di euro di fatturato, seguita da una fase di transizione graduale tra 15 e 25 milioni, e il mantenimento dell’aliquota piena oltre tale soglia. Nel dettaglio: - fino a 15 milioni di fatturato: IRAP pari a zero; - tra 15 e 25 milioni: aliquota crescente in modo lineare fino al livello ordinario (circa 3,9%); - oltre 25 milioni: applicazione dell’IRAP standard. Questo meccanismo evita effetti di soglia (“cliff effect”) e riduce gli incentivi a comportamenti opportunistici, garantendo una transizione fluida tra regimi. Allo stesso tempo, concentra il beneficio fiscale sulle imprese più esposte alla distorsione dell’imposta, cioè quelle a maggiore intensità di lavoro e minore marginalità. L’impatto stimato della misura è una riduzione del gettito IRAP di circa 12 miliardi di euro, finanziabile attraverso una combinazione di revisione delle spese fiscali, razionalizzazione della spesa pubblica e un possibile incremento dell'aliquota IRES dal 24% al 26% (con un recupero stimato di circa 3 miliardi di euro). Il beneficio economico atteso include un aumento dell’occupazione, una maggiore sostenibilità per le PMI e una riduzione del costo implicito dell’espansione produttiva. Dal punto di vista sistemico, la riforma rappresenta un primo passo verso un modello fiscale più coerente, che sposti progressivamente il carico dalla produzione al reddito, avvicinandosi alla logica dell’IRES. In questo senso, non si tratta solo di un intervento fiscale, ma di una misura di politica economica orientata alla crescita.

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