Riduzione IMU per gli alberghi nei comuni a vocazione termale
di mario giorgilli
7 maggio 2026
Tema
Le storiche stazioni termali italiane, da Fiuggi a Chianciano, attraversano una crisi strutturale profonda che rende insostenibile l'attuale tassazione IMU sugli immobili alberghieri di categoria D/2. L'aliquota complessiva del 10,6 per mille, gravata in larga parte dalla quota statale, soffoca le imprese e genera una morosità diffusa che paralizza i bilanci comunali. Molti albergatori, impossibilitati a far fronte a tale pressione fiscale, accumulano debiti che si traducono in residui attivi fittizi per gli enti locali, privando di fatto il territorio di risorse reali. È necessario riconoscere che il modello turistico termale è mutato, rendendo l'attuale prelievo fiscale non solo iniquo, ma controproducente per la sopravvivenza stessa del tessuto economico locale.
Soluzione
Si propone di riformare il regime fiscale per gli alberghi situati nei comuni a vocazione termale, eliminando la quota statale dell'IMU e mantenendo esclusivamente l'aliquota del 3 per mille di competenza comunale. Questa misura mira a rendere il carico fiscale sostenibile, incentivando la regolarità dei pagamenti e trasformando crediti inesigibili in entrate certe per i comuni, che potrebbero così reinvestire le somme nel rilancio del territorio. La copertura finanziaria per il mancato gettito erariale verrebbe reperita attraverso una revisione mirata della spesa pubblica, intervenendo su enti e progetti di minore priorità strategica. L'intervento agirebbe come una boccata d'ossigeno necessaria per evitare la desertificazione economica di intere cittadine che hanno fatto la storia del turismo italiano.
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