Spazio Idee
Salute

Attivazione Ospedali e case di comunità

di Paolo Cameron-Curry

1 luglio 2026

assistenza territorialespecialisti ambulatoriali

Tema

Ad oggi la sanità pubblica è basata su una visione fortemente ospedalocentrica, in cui le attività sul territorio (medicina convenzionata di base e specialistica) ruotano attorno all'ospedale, riferimento principale per le attività di diagnosi, cura e riabilitazione del paziente. La recente pandemia ha rilevato tutti i limiti di questa concezione, evidenziando invece la necessità di integrare ospedali, strutture di cura intermedie e di cure primarie in modo tale da limitare il carico delle strutture e del personale ospedaliero, destinati ai casi più complessi e alle situazioni di emergenza. Si tratta anche di un problema di costi, elevati parlando di strutture ospedaliere, di ospedalizzazione e di personale dipendente, più conveniente considerando personale convenzionato interno e gestione delle risorse economiche sul territorio, così come la riorganizzazione delle strutture ospedaliere per intensità di cura. Tale modello è più adatta ad affrontare la importante modifica della nostra società: l'aumento della popolazione più anziana, che è diventata numericamente sempre più importante e che presenta un elevato tasso di cronicità e disabilità e deve essere costantemente seguita. La creazione degli "ospedali" e delle "case" di comunità, così come si sono venuti a delineare negli ultimi tempi, ha lo scopo di rendere l'ospedale (ed il Pronto Soccorso) l'ultima delle opzioni a disposizione del paziente. Con i fondi del PNRR quindi sono stati creati gli "ospedali" e le "case" di comunità, che raccolgono i servizi socio assistenziali disponibili su territorio per i pazienti, limitando l'intervento delle strutture ospedaliere tradizionali. Al 30 giugno è scaduto il temine per l'impego dei fondi, tuttavia solo poche strutture sono diventate pienamente operative, in quanto solo a lavori quasi ultimati è emerso il problema vero: la mancanza del personale sanitario da inserire nelle strutture. Con uno sforzo economico che sarebbe ripagato dal risparmio nella spesa sanitaria, il personale paramedico potrebbe essere rimediato attraverso assunzioni ex novo. diverso il discorso per il personale medico, che dovrebbe essere pel lo più specialistico: i medici di base non possono essere utilizzati se non in maniera limitata, spostare i medici dipendenti ospedalieri toglierebbe risorse per l'attività di elezione. Quale soluzione quindi?

Soluzione

L'unica possibilità per quanto riguarda il personale medico è il ricorso ai medici convenzionati interni, specialisti ambulatoriali. Questa è una categoria di medici che ha contribuito a reggere le sorti del SSN dalla sua istituzione (1977) ad oggi ma che lentamente è stata emarginata con la stipula di contratti nazionali sempre meno premianti ed assottigliata limitando la sostituzione dei medici dimissionari o pensionati. La convenienza economica sarebbe tuttavia senza pari: a fronte di una retribuzione oraria media di circa 110 euro per un medico dipendente (+ indennità varie aggiuntive), quella dello specialista ambulatoriale è di circa 70 euro. Le liste di disponibilità dei medici specialisti ambulatoriali sono già nelle mani della Regione Piemonte (così come della altre regioni) attraverso l'iscrizione che i medici hanno effettuato presso il Comitato Zonale, che è l'organismo amministrativo che ne regola l'attività. Un problema, quindi, con la soluzione già pronta!

Punteggio

25

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