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Istruzione

Stipendi più elevati per gli insegnanti e differenziati per materia

di Francesco Armillei

20 agosto 2026

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Tema

La scuola italiana ha un problema di attrattività. Gli insegnanti sono tra le figure più importanti per la formazione delle nuove generazioni, ma le loro retribuzioni sono basse rispetto a quelle degli altri laureati e rispetto a quelle dei docenti di molti altri paesi europei. Ma parlare soltanto dello “stipendio medio degli insegnanti” nasconde una differenza fondamentale: il costo economico di scegliere l'insegnamento non è uguale per tutti. Un'analisi sui microdati dell'Indagine sulle forze di lavoro del think-tank Tortuga mostra che, a parità di età, genere, regione, cittadinanza e tipologia contrattuale, i laureati in discipline umanistiche che diventano insegnanti hanno redditi relativamente superiori a quelli dei laureati nelle stesse discipline che lavorano in altre professioni. Per i laureati in discipline scientifiche e ingegneristiche accade invece il contrario: scegliendo la scuola rinunciano a una parte rilevante delle opportunità salariali che avrebbero nel settore privato. È un problema di cui il sistema retributivo pubblico tiene pochissimo conto. Due insegnanti con la stessa anzianità vengono remunerati sostanzialmente secondo la stessa struttura salariale anche quando il mercato del lavoro offre loro alternative radicalmente diverse. Il risultato è che la scuola rischia di riuscire ad attrarre buoni candidati nelle discipline in cui l'alternativa privata è relativamente poco remunerativa e di fare molta più fatica proprio nelle materie nelle quali le competenze sono maggiormente richieste anche fuori dalla scuola. È particolarmente preoccupante per le discipline STEM. L'Italia soffre già di forti ritardi nelle competenze scientifiche e digitali: non possiamo permetterci che proprio in queste materie la scuola parta svantaggiata nella competizione per attirare laureati qualificati. La questione, quindi, non è soltanto quanto paghiamo gli insegnanti. È se li paghiamo in modo tale da riuscire ad attirare le competenze di cui la scuola ha bisogno.

Soluzione

Propongo di affiancare a un necessario aumento generalizzato delle retribuzioni degli insegnanti una indennità nazionale di attrattività, aggiuntiva rispetto allo stipendio ordinario, destinata alle classi di concorso nelle quali la scuola incontra maggiori difficoltà di reclutamento. Non si tratterebbe di stabilire per legge che un insegnante di matematica “vale” più di un insegnante di italiano. La retribuzione di base rimarrebbe comune e dovrebbe essere aumentata per tutti. La componente aggiuntiva avrebbe invece uno scopo diverso: compensare almeno in parte le differenze nelle opportunità lavorative esterne e permettere alla scuola pubblica di competere per i lavoratori più difficili da reclutare. Ogni due o tre anni il Ministero dell'Istruzione dovrebbe individuare, sulla base di criteri trasparenti, le classi di concorso caratterizzate dalle maggiori difficoltà. Tra gli indicatori utilizzabili potrebbero esserci: a) numero di candidati rispetto ai posti disponibili; b) posti rimasti vacanti e ricorso alle supplenze; c) turnover e abbandono della professione; d) differenza tra le retribuzioni degli insegnanti e quelle dei laureati con formazione analoga nel resto del mercato del lavoro. Alle classi di concorso con maggiore scarsità verrebbe riconosciuta un'indennità salariale aggiuntiva. La misura sarebbe quindi diversa sia da un aumento indiscriminato degli stipendi sia dal salario legato alla performance individuale degli insegnanti. Non premieremmo alcune materie perché considerate più importanti: pagheremmo di più dove serve pagare di più per riuscire ad assumere. Una politica salariale di questo tipo renderebbe la scuola pubblica maggiormente capace di competere con il settore privato per le competenze più richieste. E permetterebbe di utilizzare meglio anche le risorse destinate agli aumenti salariali: non soltanto distribuendole uniformemente, ma concentrandone una parte dove il problema di reclutamento è più grave. Se vogliamo che i migliori laureati possano scegliere l'insegnamento, dobbiamo riconoscere una realtà semplice: per convincerli a entrare in una classe, in alcuni settori non basta offrire loro lo stesso stipendio che offriamo dove i candidati sono già molti.

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